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Il Colle del Quirinale e la “Diplomazia Italo – Francese”

IL “TRATTATO del QUIRINALE  tra ITALIA e FRANCIA 

di TORUATO CARDILLI 

Per i romani il “Quirinale”, non è solo uno dei sette colli di Roma, ma è il “Colle” per antonomasia, su cui sorge il più prestigioso palazzo d’Italia, opera degli architetti Bernini, Mascherino, Maderno, Fontana. Per tre secoli palazzo apostolico, sede del potere del Papa, poi per settanta anni reggia sabauda e negli ultimi settanta anni residenza repubblicana. 
Da un po’ di tempo si parla del Colle in ufficio, al bar, all’edicola, in taxi e nei talk show popolari per sondare l’umore degli italiani sulla scelta del suo prossimo inquilino, mentre i grandi elettori restano abbottonati o fanno melina con intento di depistaggio.

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Dall’occupazione italiana alla caduta di Gheddafi

ACCADEMIA ANGELICO COSTANTINIANA
di lettere arti e scienze 

Conferenza 

“Dall’occupazione italiana alla caduta di Gheddafi.
Storia della Libia moderna”

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Giovedì 2 dicembre 2021 Ore 16.00

Salone delle Adunate Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra

Piazza Adriana, 3 – Roma

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Lusso – la strategia di fronte al ringiovanimento della clientela
lo studio Bain & Company e Altagamma

Il mercato del lusso sta cambiando di fronte al forte ringiovanimento della clientela.  I baby boomer sono in declino così anche la Generazione X che si sta riducendo. Le nuove generazioni richiedono ai marchi un ascolto, una comunicazione e un impegno radicalmente diversi rispetto passato (molto recente). Questo è quello che emerge dall’ultimo report di Bain & Company realizzato insieme ad Altagamma.

La Gen Z, nata tra il 1996 e il 2015, passerà da una quota dell’8% nel 2019 al 20% nel 2025, la Gen Y, nata tra il 1981 e il 1995, vedrà crescere la propria percentuale dal 36% al 50% nello stesso periodo. In quattro anni il 70% della clientela del lusso sarà dunque under 40 e avrà contribuito in questo arco di tempo al 180% della crescita del mercato del lusso. “Stiamo assistendo a un fortissimo rinnovamento della base dei consumatori. Nel 2021, il 25% del mercato è stato generato da persone che non avevano mai fatto acquisti di lusso prima del 2019. Oggi questa clientela è ancora più sfaccettata e influenzata dalla propria cultura. Diventa sempre più complicato servirla. È una sfida per l’industria, perché la domanda è molto eterogenea”, osserva Federica Levato, una delle autrici dello studio.

Con l’avvento e la crescita del digitale, utilizzato dalle giovani generazioni, il modello di business del lusso si è evoluto, i brand devono essere presenti sia con contenuti specifici che con un’immagine coerente. 

Rilevanza culturale e valori sono determinanti nell’acquisto di beni di lusso – Bain & Company – Altagamma

Oggi il cliente si rivolge direttamente al marchio che lo ispira, trovandovi una sorta di enorme griglia di programmi di argomenti, che possono essere le categorie di prodotti, i prezzi, ecc. L’aspetto funzionale di questi prodotti è molto relativo. Vengono acquistati per altre ragioni, attraverso una condizione emozionale d’impegno, e possono essere tutti ugualmente redditizi per l’azienda, che si tratti di abbigliamento, accessori o scarpe”, continua D’Arpizio.

“Per rendere l’idea pensiamo ai “prodotti eroi”. Certi articoli iconici, che siano una borsa molto prestigiosa o una famosa sneaker, rappresentano da soli un fatturato di 1 o 2 miliardi di vendite. Sono marchi a sé stanti all’interno dei marchi. In questo contesto, non è dunque più la categoria delle scarpe a fare il business, ma quel preciso modello di scarpa. Allo stesso modo, non è più la categoria delle borse, ma quell’articolo-simbolo in particolare”.

A questo si aggiunge la sostenibilità, elemento sempre più imprescindibile nella scelta dei consumatori di privilegiare un particolare marchio oppure un altro ritenuto più rispettoso dell’ambiente. L’ecologia sta diventando decisiva per questo mercato, come dimostra l’esplosione del mercato dell’usato.

Dal canto suo il logo, fondamentale segno di riconoscimento di un brand, continua a rappresentare un forte elemento di appartenenza. Non più come status, simbolo di ricchezza, ma perché attraverso di esso il consumatore può definire le proprie scelte e associarsi a un marchio che rappresenti i suoi valori. “Il cliente indossa il logo con orgoglio, perché trasmette il messaggio del brand o una posizione presa dal suo direttore artistico. C’è un’osmosi molto forte tra il consumatore e il marchio”, spiega Claudia D’Arpizio.

L’industria del lusso si sta trasformando in “una industria culturale più ampia”. Produttrici di articoli di lusso, poi dettaglianti, infine aziende multimediali, le maison oggi assomigliano a “piattaforme dai contenuti ancora più estesi che accolgono creatività e consumatori legati da una co-creazione. I brand diventano dei player culturali in senso proprio, capaci di spostare valori in una società civile, con un ruolo quasi politico”.

Le nuove personalità su cui puntare per l’industria del lusso – Bain & Company – Altagamma

Questo ruolo del tutto nuovo non è facile da interpretare. Finora, infatti, il mercato del lusso si è sviluppato parallelamente alla distribuzione della ricchezza con l’aumento del potere d’acquisto delle classi medie e agiate. “Oggi c’è una forte polarizzazione della ricchezza. Questo comincia a diventare un elemento che dovrebbe preoccupare le aziende del lusso, perché mette in contrapposizione chi può permettersi certi acquisti e chi non puòIl settore ha attraversato indenne questa storica crisi legata alla pandemia, ma all’orizzonte rimangono dei punti interrogativi. Certamente, il comparto dovrà affrontare la questione delle disuguaglianze sociali. Un’equazione difficile da risolvere tra l’acquisto di beni di lusso, simbolo di successo sociale, e la nuova filosofia dei brand, che mettono l’umanità e la cultura al centro della loro strategia”, conclude Claudia D’Arpizio.

 

fonte fashion network

 

La moda del futuro: tra NFTs e il Metaverse

Comprereste mai un capo d’abbigliamento che non esiste? E quanto sareste disposti a pagarlo?

L’industria della moda virtuale (chiamata anche digital fashion) ha già registrato vendite per decine di milioni di Euro, andando a confondere la nostra definizione di ciò che è reale nella moda e ciò che non lo è. Secondo Gucci, il marchio del momento, è “solo una questione di tempo” prima che le principali case di moda entrino a far parte del mondo NFT (non-fungible tokens ) e in altri aspetti della moda digitale. Con il mese della moda che si è concluso a ottobre, molti marchi hanno infatti lavorato con gli NFT per inserire capi digitali all’interno delle loro collezioni. 

Questo perché, anche la moda, si sta preparando alla transizione verso il metaverso.

Il metaverso 

Il concetto di metaverso è uno dei maggiori argomenti di trend nel mondo della  tecnologia, specie da quando Facebookv ha adottato la sua visione in pieno, arrivando fino a cambiare il nome della compagnia stessa in meta.

Di per sé, il Metaverso è un termine ampio che si riferisce generalmente ad ambienti virtuali condivisi, in cui le persone possono accedere via internet e nel quale si è rappresentati da un proprio avatar 3d.

Fino ad oggi, abbiamo interagito online andando su siti web o attraverso i social media e app, mentre l’idea del metaverso consiste in interazioni più multidimensionali, dove gli utenti sono in grado di immergersi nei contenuti digitali piuttosto che semplicemente vederli.

Al suo interno, secondo quanto presentato da Mark Zuckerberg, le persone possono incontrarsi, lavorare e giocare. Questo è infatti possibile grazie all’utilizzo di cuffie, occhiali per la realtà aumentata, app per smartphone o altri dispositivi.

La moda nel metaverso

Le potenziali attività disponibili online saranno svariate, come assistere virtualmente ad un concerto, fare un viaggio online, comprare e provare vestiti digitali. All’interno del metaverso, gli utenti potranno acquistare terreni virtuali e altri beni digitali utilizzando presumibilmente le criptovalute.

Anche la moda sarà sempre più radicata nel metaverso: i clienti della generazione Z trascorreranno sempre più tempo a giocare online, socializzare e a fare shopping.

Nonostante sia una realtà virtuale, le persone vorranno che i propri avatar appaiano al meglio. Grazie agli NFTs, l’esperienza del metaverso permetterà alle persone di immergersi completamente nell’industria della moda anche all’interno di un mondo virtuale, avendo la vera proprietà degli articoli di moda e di lusso che acquistano. Dato che gli NFT sono tracciabili e unici, il problema degli articoli di moda falsi sarà una cosa del passato, essendo ogni articolo digitale verificabile sulla blockchain.

La realtà virtuale permetterà ai marchi di moda l’accesso ad un nuovo flusso di entrate:

invece di vendere solo prodotti fisici, i marchi di moda saranno in grado di fare soldi vendendo i loro oggetti e vestiti virtuali su un mercato decentralizzato. Un ulteriore vantaggio per i brand, è dovuto alla possibilità di raggiungere un bacino più grande di appassionati di moda, che saranno in grado di partecipare senza essere in prossimità fisica del marchio.

Cosa aspettarsi dai brand nel metaverse

Negli ultimi anni, l’industria della moda si è concentrata su l’intersezione tra il mercato digitale e fisico, espandendosi sempre di più in quest’ultimo, portando a due diversi approcci alla moda digitale:

  1. Fisico e digitale combinato: che è la moda digitale che una persona può indossare facendo uso della realtà aumentata o virtuale
  2. Fully digital: che è la moda digitale che viene venduta direttamente a un avatar

Un esempio in questa direzione è la collaborazione tra Balenciaga e Fortnite, la quale ha reso possibile acquistare abiti (visti qui sotto) ispirati a vari disegni Balenciaga, all’interno del gioco.

Balenciaga e Fortnite

La collaborazione con l’industria del gaming non è solo un modo per sperimentare la creatività dei propri stilisti, in quanto rappresenta un’enorme opportunità economica, aiutando i brand ad avvicinarsi alla generazione Z. La maggior parte di queste joint venture infatti, offrono agli acquirenti la possibilità di mettere le mani su un capo fisico in edizione limitata,come quello presente nel gioco.

La fusione tra l’industria dei videogiochi e della moda, offre opportunità illimitate per la creatività, che andrà oltre i limiti fisici dell’industria della moda, essendo gli avatar di qualunque forma si desideri.

Anche Dolce e Gabbana ad Ottobre ha rilasciato una collezione digitale composta da nove capi di abbigliamento NFT, chiamandola “Collezione Genesi”. Venduta per circa 5,7 milioni di dollari, la collezione è diventata la collezione digitale più costosa fino ad oggi.

dolce & gabbana collezione digitale

C’è invece chi pensa di estendere la “digital fashion” anche al di fuori del metaverso, puntando su due fattori sempre più protagonisti nella moda: la sostenibilità e la tecnologia.

Jae Slooten, co-fondatore del marchio pioniere di moda digitale olandese “The Fabricant”, sostiene che la moda del mondo reale diventerà sempre più tecnologica e sostenibile, con materiali intelligenti che agiscono come una seconda pelle e sono in grado di monitorare il nostro corpo.

Sento che il futuro sta nei materiali che sono intelligenti e che sono in grado di crescere con noi o addirittura crescere su di noi”, ha spiegato Slooten, aggiungendo che il mondo fisico permetterà alle persone di esibire “un’espressione più sobria di chi siamo”. Diversamente, secondo Slooten, la parte espressiva verrà traslata nella realtà virtuale. “E poi, all’interno del mondo digitale, possiamo impazzire completamente. Possiamo indossare un vestito fatto d’acqua o avere luci ovunque e cambiare il tuo tessile in base al tuo umore”.

L’anno scorso, la compagnia fondata da Slooten, Fabricant, ha segnato un record quando un suo abito virtuale è stato venduto all’asta per 9.500 dollari.

“La nuova proprietaria lo ha indossato sul suo Facebook e sul suo Instagram”, ha detto Slooten.

In conclusione, nel metaverso, un mondo virtuale che offre principalmente un’esperienza visiva, il ruolo della moda come strumento di espressione personale e sociale non può che avere un ruolo centrale. Resta solo da aspettare che lo screenwear diventi il nuovo streetwear.

articolo di 

Redactor

Bernardop – Redattore Internet e Tecnologie

internet-casa.com