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Nonna Papera – tra il mito e le ricette della nonna più famosa di Paperopoli

articolo di Martina Tripi via https://www.vitasumarte.com

Nonna Papera è un’icona longeva, che da più di qualche decennio, ormai, appartiene al mondo dell’infanzia. Certo i grandi, poi, quando crescono tendono a portarsi dietro i loro miti infantili e proiettarli, talvolta in modo ironico, nella vita reale. Quante volte ci è capitato di dire: “sono più sfortunato di Paperino”, oppure “non sono mica Paperon de’ Paperoni!”, mettendo tristemente mano al portafogli. Anche Nonna Papera è un modello al quale ci rapportiamo spesso: “Cucini meglio di Nonna Papera”, se ve lo dicono vuol dire che ci sapete veramente fare. Ma chi è questa signora tanto amata non solo dagli assidui lettori di Topolino?

LA PAPERA DIETRO AL MITO

Difficile che non la conosciate, perché lei è la nonna col becco più famosa d’Italia. Vive in una fattoria a Quack Town, fuori dalla nota città di Paperopoli, insieme al pronipote Ciccio. Il suo è un nome d’arte, in realtà si chiama Elvira Coot, figlia di Clinton Coot, che fondò le Giovani Marmotte e nipote dell’impavido Cornelius, che fondò Paperopoli a seguito della conquista di un fortino inglese.
Ha sposato Humperdink Duck, dal quale ha avuto tre paperini: Eider, Dafne e Quackmore, rispettivamente genitori a loro volta di Paperoga e Abner “Chiarafonte” Duck, Gastone, Paperino e Della (la mamma di Qui, Quo e Qua). In inglese il suo cognome significa folaga, che è un uccello dal manto nero, ma è sempre stata rappresentata come un’anatra bianca: capello raccolto in un morbido chignon e occhialletto a mezzaluna.

Nonna Papera

Il disegno fu creato da Al Taliaferro, che s’ispirò alla suocera.
Elvira fece la sua prima apparizione negli anni ’40 sui quotidiani statunitensi, in una strip di Donald Duck intitolata “Arriva Nonna Papera!”.
Lei rappresenta decisamente il punto d’unione dell’intera famiglia, col suo carattere tenero e affettuoso, ma anche molto risolutivo: è il riferimento di tutti. Ottima cuoca e papera di campagna, sforna manicaretti e si occupa di guidare con saggezza chi le sta intorno verso la propria crescita interiore, proprio come farebbe una nonna autentica.

Nonna paperaIn Italia, chi è cresciuto a cavallo fra gli anni ’70 e ’80, ha imparato a cucinare con il Dolce Forno e Il Manuale di Nonna Papera. Oggi li definiscono giochi vintage, ma hanno tirato su intere generazioni, che ancora ne portano nel cuore il nostalgico ricordo.

Pubblicato nel 1970 da Mondadori questo libro per bambini è una raccolta di ricette molto semplici, giuste per chi è alle primissime armi. Ognuna di esse è ispirata a personaggi storici o mitologici: La frittata di Paride, La torta Monna Lisa, Spinaci alla Napoleone. Se adesso siamo abituatissimi a consultare manuali di cucina con fotografie mozzafiato, sappiate che il manuale è totalmente illustrato, com’è giusto che sia.

 
NONNA PAPERA, SABRINE D’AUBERGINE E LA RISTAMPA DEL MITICO MANUALE

Questa è proprio una di quelle storie che vanno raccontate, non solo, probabilmente oggi è diventata anche imprescindibile quando si parla di Nonna Papera.
Sabrine è una blogger e, ormai quasi del tutto, un’autrice di libri di cucina. Lei ha fondato Fragole a merenda un bel po’ di anni fa, ha pubblicato ricette e raccontato le vicende della sua piccola cucina con grazia e charme, fino a diventare uno dei nomi di punta di Guido Tommasi Editore.

Per festeggiare i 40 anni del Manuale di Nonna Papera, nel 2010 lanciò una simpatica raccolta di ricette tratte dal libro. Questo per ricordare insieme ad altri affezionati lettori un testo sul quale molti, come lei, impararono a cimentarsi nelle loro prime ricette.
La raccolta fu un successo, creò una fortissima connessione fra gli utenti e chi non aveva il libro cominciò a cercarlo fra annunci di eBay e bancarelle.
Nel frattempo Sabrine, fra un commento ai post e l’altro, entrò in contatto con una giornalista americana che le raccontò qualcosa di molto interessante: in America Nonna Papera non ha mai cucinato un granché, oltretutto è sempre stata anche un personaggio abbastanza marginale… da qui l’autrice ebbe un’illuminazione: e se l’identità segreta della nonna-cuoca provetta fosse italiana? Così iniziò la sua ricerca.
Dopo anni trascorsi a pensare che il mito di Nonna Papera provenisse dall’America, Sabrine si rese conto che la verità era tutt’altra.
Non fu facile reperire qualcuno che avesse lavorato al libro: Mario Gentilini, direttore di Topolino, Elisa Penna, una degli autori, e l’illustratore Giovan Battista Carpi erano già scomparsi. Mondadori e Disney avevano preso strade diverse e la ricerca si fece per un attimo parecchio sconfortante. Fu il fato, anzi, fu proprio Google a condurre questa vicenda verso un lieto fine. Un giorno a Sabrine arrivò la mail di Luisa Ribolzi, che raccontava come avesse trovato il suo blog e avesse letto la storia della sua iniziativa fin dal primo post. Le due s’incontrarono e venne fuori che la Bolzi lavorò al manuale qualche tempo dopo essersi laureata, prima di dare abbrivio a tutt’altra carriera. 
Di questa faccenda si occuparono anche i giornali, mentre i prezzi delle prime edizioni diventavano sempre più alti. Non rimaneva che fare una ristampa! A questo pensò l’editore Giunti, che all’epoca aveva già acquisito Disney Publishing, ovvero la casa editrice che fino ad allora aveva pubblicato tutti i libri Disney. La pubblicazione fu così teneramente fedele all’originale, da accontentare anche chi aveva trascorso gli ultimi anni a frugare fra i libri vintage. A pagina 9, la presentazione è questa:

Cari amici, attenti a…! Attenti a come sfogliate questo manuale. È altamente esplosivo. È il Manuale infatti in cui sono raccolti, svelati e documentati tutti i segreti di Nonna Papera. Da questo momento le sue celebri torte (caramelle, panini imbottiti, aranciate e falsi minestroni) non saranno più un mistero per voi! A voi il mestolo amici: leggete e cucinate!

manuale di nonna papera

NONNA PAPERA: MODELLO FEMMINILE DI FORZA E SAGGEZZA

Nonna Papera è un un personaggio d’immensa dolcezza. Un mix perfetto di materna accoglienza, premura, forza e indipendenza. Non ha paura di faticare e accudire le generazioni future. Molte donne alle quali da bambine è stato regalato il suo mitico Manuale sono cresciute cimentandosi con le sue ricette e, oggi, la sua tenera influenza continua ad imprimersi grazie a quei racconti senza tempo, che hanno conquistato praticamente tutti, una generazione dopo l’altra.

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La menzogna e la coscienza storica. Con la rete internet un idiota, seppur collegato, navigando resta pur sempre un idiota-globale

Dai Manifesti Politici e delle Avanguardie dell’800 e del ‘900
alla leggera frivola inconsistenza dei Twitter, di Instagram e di Fb

 

Raffaele Panico

Tra gli scrittori del Mondo antico, Virgilio ed Ovidio, trasmettono il senso del proprio tempo storico che giunge al fruitore della coscienza storica, attraverso secoli, grazie alla contemporaneità filosofica del pensiero virtuoso vitalistico verificabile 

Esiste un rapporto della coscienza per la conoscenza storica intimamente e profondamente connesso ad altri campi della comprensione delle cose inerenti all’indagine? Meglio ancora: è il mestiere dello storico una condizione mentale esercitata criticamente sulle fonti che appartengono tanto al passato quanto al presente? Condizione che si sviluppa e dipana sull’accertamento di fatti, su una grande quantità di documenti, anche con provenienze di luoghi ed età diverse. Fatti osservati, analizzati, sistematizzati e come dire schedati, catalogati, archiviati, digitalizzati. Ovviamente discorriamo di storia, della grande storia profonda e di lunga durata e non della storiografia. Approccio importante che affianca a ben vedere altri mestieri quali il magistrato, il giudice, l’opera dell’investigazione tanto giudiziaria di forze di polizia o della ricerca scientifica.

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Italia ingrata: la “Giornata della solidarietà con il bambino profugo giuliano”, era domenica, 7 dicembre 1947

I giuliani, i dalmati e gli italiani del Regno arrivano in terra pontina. Uno studio sui documenti della
Prefettura di Latina anni 1936-54: dalla proclamazione dell’Impero Italiano al ritorno di Trieste all’Italia

Raffaele Panico

Presso il Fondo Prefettura dell’Archivio di Stato di Latina[1] sono conservati documenti che consentono di esaminare l’opera del Governo italiano nei confronti dei profughi giuliano-dalmati in arrivo.

Le note sono particolareggiate per ciò che concerne l’assistenza ai connazionali rimasti fuori dai nuovi confini imposti dal Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947.

La documentazione evidenzia un’attenzione “di basso profilo” da parte della gerarchia ecclesiastica nei confronti della cerimonia di accoglienza ai profughi, sia per quel che riguarda la Diocesi di Gaeta [2], sia per ciò che concerne la Curia di Velletri e la Diocesi di Terracina [3]. Nel dopoguerra la stampa locale del Lazio prefigurò la fondazione di una sesta città (battezzata Giuliana) per dare sistemazione ai profughi giuliani e dalmati.

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A Lecce il brutale omicidio di De Marco: …..”ho agito solo per rabbia”

L’omicidio di Lecce 
Sulla banalità del male – Il vuoto che uccide

Una analisi di ALICE MIGNANI VINCI * 

“Ho agito solo per rabbia”: queste nella loro spaventosa e disarmante crudezza le parole di Antonio De Marco, il 21enne omicida di Lecce, reo confesso del massacro ai danni della coppia di fidanzati Daniele De Santis ed Eleonora Manta, rispettivamente 30 e 31 anni.  Numerosi i colpi inferti con un coltello da caccia, anche in parti non vitali come il volto, il che indica una propensione alla violenza, nella sua forma più pura e refrattaria ad ogni pietà. Rabbia, rancore e desolazione: il male che si alimenta nel profondo dell’animo umano.

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Baubeach una storia che inizia da molto lontano dalla notte dei tempi

Una storia d’altri tempi, l’amicizia tra l’uomo e il cane, è iniziata con le prime società preistoriche quando si decise di addomesticare l’antenato del nostro attuale cane familiare. La prima comparsa di specie canine tipo molosso o lupoide primordiali, sul nostro “Pianeta Blu”, il nostro caro globo terracqueo è avvenuta diversi milioni di anni fa. Tra i molti rami di mammiferi un esemplare evoluto in vari milioni di anni prende sembianze di un lupo ancestrale da cui si originano lupi, volpi, sciacalli, coyote e così via tutti i canidi.

Massimiliano Morreale

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